Tuchì. un vino, una torre, tanta storia

In principio era il Tocai. Poi vennero gli ungheresi e l’Unione Europea: il Tocai non poteva più chiamarsi così, troppo vicino al celeberrimo Tokaij d’Ungheria, anche se le uve non sono proprio le stesse. Così i friulani, gente seria e quadrata, dopo qualche resistenza hanno adottato il nome “Friulano” (da Tocai Friulano, definizione storica estesa); i veneti, popolo allegro e legato alle tradizioni, lo hanno chiamato “Tai bianco”.

E poi c’era questa piccola zona della provincia di Brescia, intorno alla Torre monumentale che ricorda la famosa battaglia di Solferino e San Martino, 1859, seconda guerra d’indipendenza. Anche qui il vitigno era storico, tanto che la leggenda – e, pare, non solo la leggenda – racconta che lo apprezzasse anche l’Imperatore Francesco Giuseppe, il Cecco Beppe che i meno giovani ricordano citato dai nonni o dalle canzoni di guerra e degli alpini. E cosa hanno fatto i nostri amici bresciani, privati del loro Tocai? Anche loro hanno fatto ricorso alla lingua “storica” – “dialetto” in Italia pare sempre riduttivo… - e hanno scelto di chiamarlo Tuchì.

Certo, la D.O.C. San Martino della Battaglia, circondata com’è da altre zone DOC di pregio – Lugana, Riviera del Garda Classico… -, è una zona piccola per estensione e produzione: solo 6 aziende, circa 50.000 bottiglie. Ma chi lo assaggia e chi lo conosce possono garantirlo: la zona è piccola, la qualità del vino nemmeno per sogno: è un vino eccellente, che non tradisce mai. Tanto che è frequente che i produttori lo finiscano in fretta, che per ritrovarlo tocchi aspettare l’imbottigliamento dell’annata successiva. Per le note tecniche aspettiamo le prossime degustazioni, e ve ne renderemo conto su queste pagine, certi che anche i mastri degustatori condivideranno il nostro parere sulla bontà e sulle qualità del San Martino della Battaglia DOC, appunto il Tuchì.

Se però avete curiosità e fretta di conoscerlo, avete due possibilità: la prima è passare da La Porta del Vino a Milano, tra il 10 e il 15 dicembre, entrare e assaggiarli tutti, magari insieme a qualche produttore. La seconda possibilità è più intrigante, ma non esclude la prima: organizzatevi un viaggio, che la zona non è lontana da Milano o Verona, e immergetevi nel vino e nella sua storia, e nella storia di una delle tappe fondamentali del nostro Risorgimento, la battaglia di Solferino e San Martino. Tutte le cantine dei produttori sono aperte per visite e degustazioni, qualcuna ha anche un agriturismo dove soggiornare piacevolmente. Come dicevamo in un articolo precedente, viva le cantine aperte tutto l’anno!

 

Contatti

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